Verrocchio, Andrea del
Nacque a Firenze tra il 1434 e il 1437 nella parrocchia di Sant'Ambrogio (la sua casa natale si trova oggi tra via dell'Agnolo e via de' Macci). Sua madre Gemma mise al mondo otto figli ed Andrea fu il quinto. Il padre, Michele di Cione, era fabbricante di piastrelle e successivamente esattore delle tasse. Andrea non si sposò mai e dovette provvedere al sostentamento di alcuni tra i suoi fratelli e sorelle, a causa dei problemi economici della sua famiglia. La sua notorietà crebbe notevolmente quando venne accolto alla corte di Piero e Lorenzo de' Medici, dove rimase fino a pochi anni prima della sua morte, quando si spostò a Venezia, pur mantenendo la sua bottega fiorentina.
Il primo documento che lo cita risale al 1452 ed è relativo ad una rissa dove egli risulta innocente dall'accusa di avere ucciso con un sasso un ragazzo quattordicenne, tale Antonio di Domenico. Suo fratello Simone fu un monaco di Vallombrosa e divenne abate di San Salvi. Un fratello fu operaio tessile e una sorella sposò un barbiere.
Iniziò a lavorare come orafo, nella bottega di Giuliano Verrocchi, dal quale sembra che Andrea abbia in seguito preso il cognome. I suoi primi approcci alla pittura risalirebbero alla metà degli anni 1460 quando lavorò a Prato con Fra Filippo Lippi nel coro del Duomo.
Resta famosa una denuncia anonima di sodomia che coinvolse il giovane Leonardo da Vinci, suo allievo.
Nel 1465 circa scolpì il lavabo della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, mentre tra il 1465 e il 1467 eseguì il monumento funebre di Cosimo de' Medici nella cripta sotto l'altare della stessa chiesa e nel 1472 terminò il monumento funebre per Piero e Giovanni de' Medici.
Per quanto riguarda la scultura nel 1466, quando era appena trentenne, il Tribunale di Mercatanzia gli commissionò il gruppo scultoreo dell'Incredulità di San Tommaso per Orsanmichele, la nicchia nella quale sono inseriti i due personaggi fu realizzata da Donatello, essa conteneva un San Ludovico, oggi nel Museo di Santa Croce. L'opera fu terminata nel 1483.
Tra il 1474 e il 1475 realizzò il Battesimo di Cristo, ora agli Uffizi, con il giovane allievo Leonardo da Vinci, che dipinse quasi sicuramente l'angelo di sinistra e i fondali paesistici.
L'unico dipinto, totalmente autografo, giunto ai giorni nostri di cui è praticamente certa l'attribuzione al Verrocchio è la Madonna e bambino con i santi che si trova nella Cattedrale di Pistoia.
Del 1468 è il candelabro, ora al Rijksmuseum di Amsterdam, realizzato per un corridoio di Palazzo Vecchio.
Nei primi anni settanta del Quattrocento compì un viaggio a Roma.
A partire dalla seconda metà degli anni 1470 il Verrocchio si dedicò principalmente alla scultura, secondo le leggende narrate dal Vasari per via del confronto con il suo allievo Leonardo che aveva superato il maestro.
Del 1475 circa è il David bronzeo del Bargello, su commissione di Lorenzo e Giuliano de' Medici.
Nel 1477 fu chiamato ad eseguire il cenotafio del cardinale Niccolò Forteguerri per la Cattedrale di San Zeno a Pistoia, che lasciò incompiuto.
Nel 1478 circa realizzò il Putto alato con delfino, originariamente destinato a una fontana per la villa medicea di Careggi, ora conservato a Palazzo Vecchio.
Dello stesso periodo sono il busto della Dama col mazzolino e il rilievo per il monumento funebre di Francesca Tornabuoni per la chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma (ora al Bargello).
Nel 1480 la Repubblica di Venezia gli affidò l'esecuzione del monumento equestre per il condottiero Bartolomeo Colleoni, morto nel 1475, da collocarsi in campo Santi Giovanni e Paolo; nel 1481 il modello di cera venne mandato a Venezia, dove nel 1486 si trasferì l'artista per attendere alla fusione in bronzo del gruppo. Andrea morì nel 1488 a lavoro non terminato; l'artista aveva nominato erede ed esecutore Lorenzo di Credi, ma egli preferì di cedere il lavoro a Alessandro Leopardi, artista locale.
Andrea del Verrocchio venne sepolto nella Chiesa di Sant'Ambrogio a Firenze, però oggi vi è presente solo la pietra tombale poiché i suoi resti sono andati perduti.
